La Vita Premium – Lo spettacolo che hai sempre sognato.

Monologo per attrice e powerpoint


Con | Simona Oppedisano
Drammaturgia | Marco Ceccotti
Burattinai di immagini | Francesco Picciotti e Marco Ceccotti
Disegno Luci | Camila Chiozza

Regia | Nano Egidio

SINOSSI

Una sconvolgente guerra ha lasciato la società globale in un forte stato di crisi e senza punti di riferimento. Una nuova speranza è offerta dal magnate Gentile Lucroso, ideatore di un sistema che offre a tutti la possibilità di scegliere se vivere una vita in versione gratuita oppure a pagamento.

Nella vita free si ha tutto il necessario per vivere: un lavoro, una casa e un pollo di gomma. Ma sono presenti alcuni limiti: è possibile, per esempio, interagire solo con persone e oggetti bidimensionali e si deve sottostare a continue interruzioni pubblicitarie.

Con il duro lavoro tutti possono accedere alla Vita Premium, potendo finalmente vivere una vita senza limiti.

La protagonista Lucy è sul punto di passare dalla Vita Free alla Vita Premium ma dei terroristi, provenienti dalla famigerata città libera di Ortignano Raggiolo, irromperanno nella sua vita costringendola a porsi delle domande alle quali non sa se vuole dare risposta.

Ogni cosa si svolge nella stanza di Lucy, un’unità abitativa standard composta da un letto e uno schermo, il suo intero mondo.

NOTE DI REGIA

Le fredde e sterili immagini proiettate fanno da contraltare al tormento della donna, la avvolgono e scandiscono la sua giornata; persino la rottura di questo equilibrio passa attraverso un video messaggio che, tuttavia, preannuncia l’arrivo in scena di un pacco dall’ inquietante contenuto.

Una scena dalla quale non è possibile uscire è il limite che ci siamo imposti per raccontare una storia ispirata alla copiosa letteratura e filmografia che

 parla di possibili futuri distopici. Si finisce per parodiare quegli scenari apocalittici per quanto l’assurdità della realtà si è spesso dimostrata ben maggiore di qualsiasi rappresentazione.

Le immagini proiettate sono trattate come modernissimi e tecnologici burattini e l’unica attrice in scena ha il compito di assecondare e umanizzare i loro limitati movimenti e le loro minime possibilità di essere animate.

Lo spettacolo parla anche di questa sorta di immobilità, del modo affannoso in cui rischiamo di inseguire una tecnologia che dovrebbe facilitarci la vita ma che invece la paralizza.

Allo stesso tempo l’alternativa che viene dallo sganciarsi da ogni connessione ci rende inetti al mondo e incapaci di interagire con esso, vittime inconsapevoli di una libertà che ci esclude.

Ridere delle proprie paure (e della rappresentazione delle proprie paure) è un antico rimedio umano contro l’incertezza e l’impotenza; una società che muta così rapidamente come la nostra è un inedito nella storia dell’uomo e la difficoltà nel viverla è grande come la difficoltà nel raccontarla. Per questo la risata è indispensabile, perché non c’è rappresentazione abbastanza fedele e veritiera da poter essere presa sul serio.

GALLERIA FOTO
[Foto di Federica Ceccotti]